Om Namo Bhagavate Sri Arunachalaramanaya

giovedì 25 dicembre 2014

La paura della morte



Tratto da Sadhanai Saram di Sri Sadhu Om
Tradotto dall'originale edizione Tamil da Swami Sadhu Om e Michael James

mercoledì 26 novembre 2014

Arunachala-pradakshina


Michael James 

25 Novembre 2014

In risposta al commento anonimo che chiede riguardo a giri-pradakṣiṇa (giro a piedi della collina di Arunachala), esso non può essere spiegato in un modo che possa soddisfare un intelletto scettico, ma se abbiamo fede in Bhagavan e nella sua testimonianza, esso è una delle cose che crediamo per il suo esempio e per ciò che disse a riguardo.

venerdì 17 ottobre 2014

martedì 16 settembre 2014

Discussione con Michael James sull'annientamento dell'ego

Ad un incontro della 'Ramana Maharshi Foundation UK' avvenuto il 13 Settembre 2014, Michael James discute la natura dell'ego e perché il solo modo per distruggerlo è osservarlo o esaminarlo con vigilanza, e poi risponde a domande sulla pratica di auto-investigazione (ātma-vicāra) insegnata da Bhagavan Sri Ramana Maharshi.

https://www.youtube.com/watch?v=KuCjPrlzn10&feature=em-uploademail

sabato 30 agosto 2014

Happiness and the Art of Being




Michael James

Capitolo 9 - Auto-investigazione e Auto-abbandono -pag. 348 


La pratica di atma-vichara o auto-investigazione è quindi solo un calmo e pacifico focalizzare l'intera attenzione sul più intimo centro del nostro essere, e dunque è la stessa pratica che in altre tradizioni mistiche è conosciuta come contemplazione o ricordo - ricordo, cioè, non tanto nel senso di ricordare, quanto nel senso di riunire o raccogliere all'indietro la nostra attenzione sparsa in tutte le altre cose ritirandola nel suo centro o sorgente naturale, che è il nostro essere più interno - il vero ed essenziale essere auto-cosciente, 'io sono'.

lunedì 25 agosto 2014

L’auto-consapevolezza è l’esatta natura di ‘io’



di Michael James

Venerdì 1 Agosto 2014

Il mese scorso un amico chiamato Venkat mi ha posto diverse domande in una serie di tre commenti che ha scritto ad uno dei miei recenti articoli, ‘Is consciousness a product of the mind?’, pertanto questo articolo è scritto in risposta alle sue domande.

sabato 23 agosto 2014

Auto-attenzione senza caratteristiche


di Michael James
Venerdì 22 Agosto 2014 
http://happinessofbeing.blogspot.it/2014/08/the-featurelessness-of-self.html

L'amico che ha fatto la domanda alla quale ho risposto nell'articolo What do we actually experience in sleep?  mi ha scritto un'altra email nella quale ha chiesto se l'eternità è anche una delle 'caratteristiche' della nostra esperienza senza caratteristiche nel sonno, e nella quale ha concluso chiedendo: 'Hai una pratica favorita che ha senso condividere? (Sto ancora cercando di ottenere una chicca ;-))'. 

mercoledì 6 agosto 2014

Sperimentare il puro 'io' qui e ora

di Michael James


In un commento a un mio precedente articolo, How to avoid creating fresh karma (āgāmya)?, un anonimo amico ha citato il seguente passaggio dal libro di Lucy Cornelssen Hunting the ‘I’ (V edizione, 2003, pagine 20-21):
Ci sono altre occasioni, in cui potremmo sperimentare coscientemente questo puro ‘io’. Una di esse è durante il minuscolo spazio tra due pensieri, quando l’attenzione ha lasciato la sua presa su un pensiero e non ha ancora afferrato quello successivo. Ma poiché non abbiamo mai tentato, la nostra attenzione non è addestrata in questo modo e difficilmente avremo successo nel tentativo.

sabato 2 agosto 2014

Coltivare ininterrotta auto-attenzione

Michael James

In un commento a uno dei miei recenti articoli, Self-enquiry, personal experiences and daily routine, un anonimo amico ha scritto:  
“...ininterrotta auto-attenzione ...”
Ciò non è affatto possibile nella mia vita lavorativa quotidiana. Lavoro come sviluppatore di software e devo pensare costantemente a scrivere programmi. Cerco di essere auto-attento mentre sono in ascensore, camminando nei corridoi… qualche volta anche mentre fumo, e cerco anche di essere auto-attento mentre guido. Così ti prego di dirmi come mantenermi nell’ ‘io’ mentre lavoro.
Qui le parole “… ininterrotta auto-attenzione…” si riferiscono a una frase che Sri Ramana scrisse nell’undicesimo paragrafo di Nan Yar? (Chi sono io’), che ho citato in quell’articolo, vale a dire:
…Se ci si aggrappa fermamente a un ininterrotto svarupa-smarana [ricordo di sé] fino a che si consegue svarupa [il proprio sé essenziale], questo solo [sarà] sufficiente…

martedì 22 luglio 2014

Il gioiello supremo degli insegnamenti di Sri Ramana


di Michael James

Articolo pubblicato il 20 Agosto 2007, sul blog di Michael James http://happinessofbeing.blogspot.com/ con il titolo ‘The crest-jewel of Sri Ramana’s teachings’.

A pagina  529 della seconda edizione e-book (pagina 555 della edizione stampata) di Happiness and the Art of Being fornisco la seguente traduzione del primo verso mangalam di Ulladu Narpadu:

Al di fuori di ulladu [‘ciò che è’ o essere], c’è consapevolezza di essere? Dal momento che [questo] essere-essenza [questa sostanza esistente o realtà che è], è nel [nostro] cuore priva di [ogni] pensiero, come [o chi può] pensare a [o meditare su questo] essere-essenza, che è chiamato ‘cuore’?  Meditare [sul nostro essere] è solo essere nel [nostro] cuore come [noi realmente] siamo [cioè, come la nostra consapevolezza di essere, libera dal pensiero e non-duale, ‘io sono’]. Conosci [questa verità sperimentandola].

martedì 15 luglio 2014

Il Risplendere di 'Io'


di Michael James

tratto dal blog happinessofbeing.blogspot.com 

Io' risplende sempre chiaramente, e con il suo risplendere non solo illumina se stesso, ma  anche qualsiasi altra cosa che sperimentiamo o conosciamo. In altre parole, parlando metaforicamente, 'Io' é la luce che ci rende in grado di sperimentare non solo noi stessi ma anche ogni altra cosa.

lunedì 7 luglio 2014

Felicità e l'Arte di Essere



di Michael James  

tratto dal sito http://www.happinessofbeing


La Felicità è il nostro essere essenziale

La felicità si trova nel profondo, dentro di noi, proprio nel centro del nostro essere. La felicità non esiste in alcun oggetto esterno, ma solo in noi, che siamo la consapevolezza che sperimenta la felicità. Sebbene ci sembri di ricavare felicità dagli oggetti o dalle esperienze esterne, la felicità che così godiamo sorge di fatto da dentro di noi.

Nāṉ Yār? (Chi sono io?)


Prosa originale Tamil di
Bhagavan Sri Ramana


con traduzione Inglese di Michael James

venerdì 27 giugno 2014


Suprema Luce, tu che hai rivolto l'occhio di grazia sul mio indegno sé, portandomi a maturazione ed ispirando questi versi di lode! Frantumando ed abbattendo la triplice corruzione che lega la mia anima tu sei giunto a possedermi interamente all'interno del tuo potere. 'Maestro, oltre che te, io non conosco altro vero supporto!'

Attraverso la vera devozione per mezzo della quale divenni la sposa dell'Uno e mi fusi con lui, io dimoro nell'unico Cuore, reggendomi su quell'Uno. Quell'Uno, la realtà non duale, dimora all'interno della mia consapevolezza interiore e lì risplende incessantemente.

Le illusorie attività mentali che oppongono resistenza a causa dell'ego privo di fondamento, non più in grado di evolversi, si indebolirono e morirono quando mi unii con la luce interiore. Ora non vedo nulla rimanere nel mio cuore oltre che i santi piedi del mio Signore che permangono come il sole.

Dimorando nell'elevato stato di assorbimento nel Signore Shiva, tu sei la vera realtà che risiede all'interno. La radianza della tua grazia beata si riversa, distruggendo tutta la sofferenza della mente sventurata, e attraverso quella grazia tu ci concedi il potere di vederti. 'Oltre che i tuoi piedi di loto null'altro lodiamo, nessun'altra cosa'.

Sri Muruganar

Sri Guru Ramana Prasadam
tradotto dal Tamil da Robert Butler

Viveka


Altre cose ci attraggono perchè erroneamente crediamo di poter ottenere felicità da esse, e crediamo questo a causa della nostra mancanza di viveka o vera discriminazione. Tuttavia, essendo costantemente auto-attenti, nutriremo la nostra mente con la naturale chiarezza di viveka che esiste all'interno di noi come la chiara luce della consapevolezza sempre auto-luminosa del nostro essere, e quindi otterremo stabilmente una convinzione sempre più forte che la felicità si trova solo all'interno di noi stessi e non in qualsiasi altra cosa. Più forte diviene questa convinzione, più la nostra bhakti o amore per il nostro essere e la nostra vairagya o libertà dal desiderio per qualsiasi altra cosa oltre che il nostro essere cresceranno, e più facile diventerà quindi per noi resistere alla falsa e distruttiva attrazione di conoscere qualsiasi altra cosa oltre che l'essere.

Michael James, Felicità e l'Arte di Essere

Sri Muruganar & Sri Sadhu Om


di Michael James
tratto da ‘Ramana’s Muruganar’


Quando Dio si incarna sulla terra nella forma di un Vero Insegnante, Egli non viene solo ma porta con Sé anime altamente mature, in risposta alle preghiere delle quali Egli dona i Suoi veri insegnamenti al mondo, e attraverso le quali, successivamente espone e rende chiari questi insegnamenti, usando la loro mente, la loro parola, il loro corpo come Suoi puri strumenti per istruire il mondo, sia attraverso le parole sia con l'esempio. Sebbene tali devoti vengano per il beneficio del mondo, la loro attenzione mai è rivolta verso il mondo ma è sempre rivolta verso Dio, che risplende esteriormente come il Vero Insegnante e interiormente come il Sé.

sabato 5 aprile 2014

La Grandezza del Sé




1058 In virtù della perfezione di swarupa, l'unità in cui il vedente diviene il vedere, la propria reale natura è la più elevata. La natura-'Io', la luce-mauna in cui l'ego, l'io che vede, è completamente estinto, è il Sé, la suprema consapevolezza.

Bhagavan: Tu sei il Sé. Tu esisti sempre. Oltre che esiste, sul Sé non può essere affermato niente di più. Vedere Dio o il Sé è solo essere il Sé o te stesso. Vedere è essere.

Domanda: Quando un uomo realizza il Sé, cosa vedrà?

Bhagavan: Non c'è il vedere. Vedere è solo essere. Lo stato di realizzazione del Sé, come lo chiamiamo, non è ottenere qualcosa di nuovo o raggiungere una meta lontana, ma semplicemente essere ciò che sempre sei e che sempre sei stato. Tutto ciò che è necessario è che abbandoni la tua percezione del non-vero come vero. Tutti noi stiamo percependo, cioè ritenendo reale, ciò che non è reale. Dobbiamo solo abbandonare questa nostra abitudine. Allora realizzeremo il Sè come il Sé, o in altre parole, "Essere il Sé" A quel punto uno potrebbe ridere di sé stesso per aver cercato di scoprire il Sé che è così auto-evidente. Così, cosa possiamo dire a questa domanda? Quello stadio trascende il vedente e il visto. Non c'è vedente per vedere qualcosa. Il vedente che sta vedendo tutto ciò ora cessa di esistere e solo il Sé rimane.

Guru Vachaka Kovai - Muruganar

giovedì 27 marzo 2014

Mauna

Disse Sri Ramana, il senza difetto, "Prendi Dio o il Guru come tuo Signore. Fino a che ottieni la liberazione, tieni nel tuo cuore  [la convinzione] che tu sei suo sottomesso. Rimani senza desideri e vivi secondo il suo comando." Oh mente stolta, perchè dimentichi questo e ti illudi ?

5 Adorazione Attraverso il Silenzio [Mauna Upasana]

La corretta natura di mauna

520. Insediare il Signore sul trono del Cuore e tenere fissa la mente intera ai suoi piedi, adorare lui come il tuo proprio Sé, senza alcun senso di differenza, perché egli è il tuo proprio swarupa. Dovresti sapere che questa vera adorazione, eseguita naturalmente e senza interruzione, è la corretta natura del divino silenzio.

Guru Vachaka Kovai - Muruganar

lunedì 24 marzo 2014

Aham-swarupa



258 La mente che si è estinta nel proprio Cuore, l'oceano di jnana-swarupa, è eterno silenzio [mauna]. La vastità trascendentale, il vero Cuore, l'estasiato mare di suprema beatitudine, è il proprio vero 'Io' [aham], che abbonda d'amore.

Guru Vachaka Kovai - Muruganar

Rimanere immobili



773. Il metodo di vero e supremo tapas che il nostro Signore Ramana dichiara essere fruttuoso e sul quale la mente dovrebbe mantenersi fermantente è questo, e niente più: 'Essere immobili'. Oltre a questo non ci sono assolutamente pensieri da pensare, né doveri da essere osservati.

774. Il pigro stato in cui tu esisti senza muoverti e risplendi è lo stato di swarupa. In quel supremo stato tu sei divenuto Quello. Esso può essere ottenuto solo tramite un tapas diretto, eccellente e raro. Dovresti quindi onorare coloro che sono stabiliti in quella pigrizia come santi esseri.

Questo stato è ironicamente esaltato come 'pigro' perchè non c'è nessuno rimasto che possa fare qualsiasi cosa. Muruganar scrisse in Padamalai che Bhagavan concesse questo stato su di lui:

Il dorato Padam (Bhagavan) abolì completamente il mio girovagare come un malvagio e mi fece risplendere come un perfetto ozioso.
Anche le azioni che compio, credendole essere mie, sono in realtà le azioni di Padam, la completa ed assoluta verità.

Bhagavan menzionò questo stato di pigrizia nel verso 37 di Aksharamanamalai:

Se dormo consapevolmente come un pigro, rimanendo immobile e consumando felicità perfetta, questo è il supremo stato. C'è un qualche altro stato oltre questo, O Arunachala? Se c'è, ti prego di dirmelo!

Quando Muruganar scrisse il suo commentario Tamil su Aksharamanamalai e lo mostrò a Bhagavan, Egli aggiunse il seguente verso da Tirumandiram alla sezione del manoscritto di Muruganar che trattava con questo verso:

Il luogo dove i pigri dimorano è puro spazio.
Il luogo dove i pigri riposano è puro spazio.
La consapevolezza dei pigri rimane nel luogo che i Veda hanno abbandonato come oltre la loro portata.
I pigri hanno ottenuto lo stato in cui essi stanno dormendo, totalmente inconsapevoli dei Veda.

tratto da : Guru Vachaka Kovai di Muruganar

Darshan



Proprio come la vista di un leone che appare nel suo sogno, sveglierà un elefante dal sonno, così il Darshan del Sadguru risveglierà il discepolo dal sogno del suo attuale stato di veglia, che è soltanto un'illusione, nello stato di Jnana.
Guru Vachaka Kovai : 283.

[ Sadhu Om: "Il presente stato di veglia è un sogno illusorio; proprio come un sogno può esistere solo dipendente dallo sfondo del sonno [la perdita della consapevolezza corporea della veglia], così questo attuale sogno, il nostro così detto stato di veglia, può esistere solo dipendente dallo sfondo del sonno della nostra dimenticanza del Sé [la perdita apparente del nostro stato naturale di Consapevolezza del Sé].

"Questa ignoranza [la nostra dimenticanza del Sé] è un sonno molto prolungato, in cui hanno luogo innumerevoli sogni [le nostre molte vite]"; tratto da Ekatma Panchakam [I Cinque Versi sull'Unità del Sé] verso 1, in cui Sri Bhagavan esprime questa idea.

"Ciò che è distrutto dal Sadguru è non solo il dramma del nostro attuale stato di veglia, ma anche il sonno molto prolungato della dimenticanza del Sé, che è lo sfondo di tutti questi sogni, le nostre molte nascite e morti."

"Proprio come il leone visto dall'elefante nel suo sogno è falso, sebbene il suo risveglio è reale, così il nome e la forma del Sadguru è falso [da un punto di vista assoluto], sebbene il Risveglio [l'Alba della Conoscenza del Sé] causata da lui è assai Reale. Dopo che l'elefante si sveglia dal suo sogno, egli saprà che il leone da lui visto non era reale, in modo simile, dopo l'Alba della Conoscenza del Sé, sarà conosciuto che anche il nome e la forma del Sadguru non sono reali [la nozione che il Sadguru è altro dal Sé, 'Io', sarà conosciuta essere falsa]."

Il sentiero dell'amore




D: Swami, è bene amare Dio, non è così? Allora perché non seguire il sentiero dell'amore?
R: Chi ha detto che non dovresti seguirlo? Puoi farlo. Ma quando parli di amore c'é dualità; non c'é forse la persona che ama e l'entità chiamata Dio che è l'amato?
L'individuo non è separato da Dio. Perciò amore significa che si prova amore nei confronti del proprio Sé.
D: Questo è il motivo per cui sto chiedendoti se Dio può essere adorato attraverso il sentiero dell'amore.
R: Questo è esattamente ciò che stavo dicendo. L'amore stesso è l'effettiva forma di Dio. Se dicendo:"Non amo questo, non amo quello" respingi ogni cosa, ciò che rimane è swarupa, cioè la reale forma del Sé. Quella è pura beatitudine. Chiamala pura beatitudine, Dio, atma, o ciò che vuoi. Quella è devozione, quella è realizzazione e quella è ogni cosa.
Se in questo modo respingi ogni cosa, ciò che resta è solo il Sé. Quello è amore reale. Chi conosce il segreto di quell'amore trova che il mondo stesso è pieno di amore universale. Solo l'esperienza del non dimenticare la coscienza è lo stato di devozione (bhakti), che è la relazione del reale amore imperituro, perché la vera conoscenza del Sé, che risplende come l'indivisa e suprema beatitudine stessa, si erge come la natura dell'amore.
Solo se si conosce la verità dell'amore, che è la natura reale del Sé, verrà sciolto l'ingarbugliato nodo della vita. Soltanto se si consegue l'apice dell'amore verrà conseguita la liberazione. Tale è il cuore di tutte le religioni. L'esperienza del Sé è soltanto amore, che consiste nel vedere solo amore, udire solo amore, sentire soltanto amore, gustare soltanto amore e odorare soltanto amore, che è beatitudine.

SII CIO' CHE SEI - Ramana Maharshi e il suo insegnamento
A cura di David Godman
Ed.Il Punto d'Incontro

Il Sé si rivela quando sperimentiamo la nostra impotenza



Le sadhana sono necessarie fino a quando non vengono realizzate. Il loro scopo è quello di porre fine agli ostacoli. Alla fine si perviene ad uno stadio in cui ci si sente impotenti malgrado tutte le sadhana. Si diventa perfino incapaci di continuare l'amata sadhana. E' allora che si realizza il potere di Dio, e il Sé si rivela.

Discorsi con Sri Ramana Maharshi n.647

Adorazione dei piedi del Guru



Per coloro che possiedono la qualità di meditare abitualmente sui piedi del Guru, la fiamma risplendente del perfetto vero jnana, la loro devozione, disperdendo la loro sofferenza, susciterà la grazia del Supremo. Attraverso quella grazia le loro menti diverranno limpide ed essi otterranno il vero jnana.
 

Per coloro che hanno la buona fortuna di vivere una vita in cui prendono i piedi del Guru, il Supremo, come l'unico oggetto della loro attenzione, fiorirà un intenso desiderio di fondersi con Sivam. Quella vera devozione diventerà essa stessa il fuoco di jnana che arderà fino a distruggere i desideri per ciò che è falso, il non Sè.

Come l'adorazione dei piedi del Guru distrugge simultaneamente le vasanas accumulate in innumerevoli eoni, e come essa origina nel Cuore l'alba di jnana che rende il nostro essere impavido all'indescrivibile ignoranza, quella adorazione sola, compiuta con devozione e reverenza, è il vero adatto mantra per i nobili discepoli dal forte distacco.

Attraverso il corpo, la parola e la mente, si può compiere, senza dimenticare nessuna, tutte le possibili varietà di adorazione al jnana Guru, colui che cammina come il Supremo Siva che ha accettato con diletto il discepolo.
Tuttavia, [per il discepolo] perdere l'idea di esistere come un'entità distinta, separata da quel Guru che risplende come espressione della sua anima, dissolvendo completamente, come ghiaccio nell'acqua, la sua individualità nel supremo swarupa [del Guru], e divenire uno con lui come amore soltanto - questa è la perfetta e completa adorazione che si dovrebbe compiere.

La mente che si è stabilita nella radianza dei piedi del Guru, che è jnana illimitato, risplendente come il sole, non si unisce alle triplici differenze che sono un'apparenza immaginaria in swarupa, consapevolezza.

Selezione di versi sul Guru tratti da Guru Vachaka Kovai
http://davidgodman.org/rteach/gvk_extracts.shtml


Una certa signora che aveva grande devozione compiva un rituale tradizionale di adorazione dei saggi ogni volta che giungeva alla presenza di Bhagavan per avere darshan. Lei si prostrava davanti a Bhagavan, toccava i suoi piedi e poi poneva le mani che avevano toccato i piedi di Bhavagan sui suoi occhi. Dopo aver notato che la signora faceva questo tutti i giorni, un giorno Bhagavan le disse, 'Solo il Sé Supremo, che risplende sempre nel tuo cuore come la realtà, è il Sadguru. La pura consapevolezza, che risplende come l'interiorizzata illuminazione 'Io', è i suoi piedi benigni. Solo il contatto con questi [santi piedi interni] può concedervi la vera redenzione. L'unione dell'occhio di riflessa consapevolezza [chidabhasa], che è il vostro senso di individualità [jiva bodha], a quei santi piedi, che sono la consapevolezza reale, è l'unione dei piedi e della testa che è il reale significato della parola "asi"["sei" come nella mahavakya "Tu sei Quello"]. Nello stesso modo in cui questi santi piedi interni possono essere mantenuti naturalmente ed incessantemente, in futuro, aggrappati a questa consapevolezza interiore che è la tua reale natura. Questo solo è il modo appropriato per la rimozione della schiavitù e l'ottenimento della suprema verità.'

http://davidgodman.org/interviews/rs1.shtml
ione,

Lo sguardo del Guru



Poiché il suo sguardo trasforma il ferro rugginoso, che è il jiva, in oro, che è l'immacolato jnana-swarupa, gli occhi dispensatori di grazia del Guru-Signore sono la potente sostanza alchemica che trasforma con un semplice sguardo. Quindi, cerca attentamente di sradicare la tua impurità, e adora lui per ricevere il suo sguardo.

Con i suoi occhi gemelli il Guru ucciderà istantaneamente senza uccidere quello che venne all'esistenza senza effettivamente esistere, in modo tale che 'ciò che non è' svanisce come 'ciò che non è', lasciando ciò che esiste come la luce trascendentale che risplende come 'ciò che è'.

Il Guru dimora come il silente benefattore e rivela la luce che risplende, rimanendo come l'unico e solo residuo duraturo . Se i suoi occhi e gli occhi del discepolo si incontrano in totale armonia, le parole pronunciate sono ridondanti.

Oltre la portata sia della mente che della parola è la gloria di coloro che hanno la buona fortuna, guadagnata per mezzo di tapas passati, di divenire il bersaglio dello sguardo elargitore di grazia del Guru, colui che si è maturato nella para-swarupa attraverso l'eccellenza dell'ineguagliabile esperienza di jnana, il Sé.

Coloro che, per mezzo di rara, intensa e crescente devozione esistono affidandosi unicamente al penetrante sguardo di grazia del Guru, vivranno in questo mondo come Indra [il re degli dei]. Non ci sarà sofferenza per essi.

Il jnana-Guru dimora realmente sia come Atma-swarupa che come Siva-swarupa all'interno del Cuore dei devoti, sebbene nella loro visione esteriorizzata egli appare e si muove come se fosse differente [da essi]. Il vero jnana non sorgerà per chi non ha conosciuto per esperienza diretta, attraverso l'indagine nel Cuore, l'essenza dell'upadesha 'Tu sei Quello' che [il Guru] silenziosamente ed incessantemente trasmette ai suoi devoti attraverso il linguaggio del suo sguardo.

Come un cervo preso in trappola tra le mascelle di una tigre, coloro che sono intrappolati nello sguardo di grazia del Sadguru elargitore di jnana non saranno mai abbandonati. Piuttosto, essi sono destinati a perdere la loro individualità, la loro natura limitata, ed ottenere liberazione.

Selezione di versi sul Guru tratti da Guru Vachaka Kovai
http://davidgodman.org/rteach/gvk_extracts.shtml

Il Guru è il potere del Sé interno



Il Guru è il sat-bodham [essere-consapevolezza] che risplende dimorando come tutto in tutto.

Come l'interno e l'esterno, come 'io' e 'questo', come questo mondo ed il prossimo, pervadendo tutto come illimitata radianza di consapevolezza, il Guru è il sostegno immobile, il lume simile a un gioiello che risplende senza sforzo nei Cuori dei veri devoti.

In seguito alla distruzione dell'idea 'io sono il corpo', qualsiasi corpo possa essere, la radianza dell'essere permane libera da limitazione, priva di qualsiasi schiavitù, risplendendo come pura espansione. Risiedendo nei cuori di tutti i jivas individuati come conoscenza senza attributi, come totalmente il Sé, e come non distinto da essi, questa radianza di essere dimora come il supremo potere onnicomprensivo.[akila-para-sakti].

Solo colui che possiede il raro attributo di emanare quel supremo potere [akila-para-sakti] sia considerato come il Sadguru che ha l'enorme potere di fondere, attraverso la sua dolce grazia senza causa, ogni jiva che viene a lui con genuino amore nel non-duale paramatma-swarupa, la cui natura è consapevolezza senza attributi.

E' proprio la natura della consapevolezza Atma-swarupa a risplendere come 'Io-Io'. Questa forma di naturale consapevolezza che rimane per sempre come l'espressione dell'anima nel Cuore è il significato interiore della dichiarazione che Dio, il Sé che diviene esso stesso il Guru, trasmette incessantemente e direttamente jnana upadesha ai veri discepoli, i jivas maturi.

Il modo in cui il Guru siede maestosamente sul trono-Cuore dei suoi devoti che egli ha assorbito, distruggendo il loro ego, è nobile come una montagna, splendida e gloriosa. Coloro che hanno fatto esperienza di ciò non ne parlano. Coloro che ne parlano non lo hanno sperimentato. L'abbondante espressione dei devoti [jnanis], che sono sacri come i Vedas, è testimone di ciò.



Selezione di versi sul Guru tratti da Guru Vachaka Kovai
http://davidgodman.org/rteach/gvk_extracts.shtml

Chi è il Guru?



Il Guru, il benefattore del vero jnana, che risplende davvero come il Sé che possiede illimitato splendore, è l'originario silenzio che disperde gli ostinati argomenti che sorgono nella macchia persistente dell'infatuazione del mondo.

La forma del nostro Guru è la realtà che dorme senza dormire nel Cuore. Egli è lo splendore auto-luminoso che risplende nel Cuore come uno stupendo lume che non bisogna di accensione. Per coloro che hanno sperimentato la fusione nel Cuore egli è un dolcissimo frutto pieno della dolce chiarezza della suprema gioia che, senza traccia di avversione, causa un sempre crescente desiderio [per sé stessi]. La sua grazia è davvero la vera ricchezza.

Solo colui che riunisce il jiva, facendolo rimanere direttamente rivolto verso il Sé, consacrando in questo modo la diretta esperienza della suprema Auto-Conoscenza, è celebrato dai grandi come Iswara swarupa [la reale forma di Dio] e Atma swarupa [la vera natura del Sé]. Accetta lui solo come il Guru, il Supremo.

L'avvilente buono o cattivo Karma [dei devoti] deriva da attività spinte dal desiderio e dall'avversione che sorgono nelle tendenze abituali. Colui che disperde la sofferenza e concede la beatitudine della liberazione, egli solo è il vero Guru per coloro che, trascinati dal potere del loro karma, cercano rifugio in lui.

Il Guru che dimora come swarupa, la luce radiante che illumina anche la luce fisica che esiste in questo mondo, rivelerà l'ingannevole reale essere irreale a coloro che soffrono per aver preso l'irreale come reale.



Selezione di versi sul Guru tratti da Guru Vachaka Kovai

http://davidgodman.org/rteach/gvk_extracts.shtml

sabato 18 gennaio 2014


L' 'Io' rigetta l'illusione dell' 'io' e tuttavia rimane 'Io'. Questo è il paradosso della realizzazione del Sé, ma i realizzati non vi vedono alcuna contraddizione. Prendiamo il caso della bhakti. M'avvicino ad Ishvara e prego di essere assorbito in Lui. Poi mi abbandono con fede e con concentrazione. Cosa rimane dopo? Al posto dell' 'io' originario, il perfetto abbandono lascia una parte di Dio in cui l' 'io' si perde. Questa è la forma più elevata di devozione (para-bhakti), prapatti, l'abbandono totale o il livello supremo di vairagya [distacco].
Voi rinunciate a questa o a quella cosa che fa parte delle 'vostre' proprietà. Se invece rinunciaste all'idea di 'io' e 'mio', rinuncereste a tutto in un sol colpo. Il germe stesso del possesso sparisce. Il male viene distrutto alla sorgente prima ancora di potersi manifestare. Per fare questo il vairagya dev'essere molto intenso. Il desiderio di farlo dev'essere simile a quello che ha un uomo tenuto sott'acqua che cerca di risalire in superficie per respirare.

Discorsi con Sri Ramana Maharshi, vol.I, n.27 - Edizioni Vidyananda

giovedì 2 gennaio 2014

AHAM SPHURANA


AHAM SPHURANA

Bhagavan chiarifica in molte occasioni che l' 'Io-Io' è un'esperienza non dell'ego ma del Sé. Il verso trenta dell'Ulladu Narpadu è alquanto enfatico riguardo ciò:

"Quando la mente rivolta all'interno ricerca 'Chi sono io?' e raggiunge il Cuore, l''io' individuale sprofonda umiliato, e immediatamente la realtà si manifesta come 'Io-Io'. Sebbene essa si rivela in questo modo, non è l'io'-ego ma l'essere perfetto, il Sé Assoluto."